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Imperium News

Le quattro situazioni più comuni in cui probabilmente il tuo avversario sta bluffando

Il bluff è un’arte che ogni giocatore di poker impara a padroneggiare nel tempo. Se è un’arte, va da se che non sia una scienza esatta, anche se questo non significa che non si possano individuare spot dove il bluff ha maggiori probabilità di verificarsi.

In particolare, esistono quattro situazioni comuni in cui non necessariamente una puntata o un rilancio sono messaggere della vera forza di una mano.

Quando punta o rilancia un LAG

La risposta sta tutta nella definizione di LAG, cioè giocatore loose-aggressive. Un LAG è un player che ama giocare con molte mani, e lo fa in maniera decisa, preferendo fare bet e raise invece di check e call.

Perciò, quando un giocatore loose-aggressive piazza una puntata o rilancio, spesso non ha una mano così forte come ci si potrebbe aspettare. 

Quando un giocatore da late position fa open-raise pre-flop

Se nessuno ha ancora messo volontariamente delle chip nel piatto, è probabile che un giocatore da late position apra il gioco rilanciando, anche se non ha una mano particolarmente forte. Questo è valido tanto per i giocatori LAG che per i giocatori TAG (cioè tight-aggressive).

Siccome rubare i bui è di fondamentale importanza, soprattutto nelle fasi avanzate di un torneo di poker (quando anche il peso dell’ante si fa sentire), tutti ormai conoscono l’importanza di farlo da late position in un piatto non ancora aperto, semplicemente perché aumentano le probabilità di riuscire nell’intento.

Quando un giocatore fa c-bet al flop dopo aver rilanciato pre

La continuation bet è diventata una mossa ormai base, una delle prime imparate anche da giocatori principianti. Chi prende l’iniziativa tramite un rilancio pre-flop, molto spesso si sente quasi in “dovere” di puntare nuovamente sulle prime tre carte comune.

La c-bet è diventata talmente uno standard che non necessariamente è un indicatore della forza della mano di chi la effettua.

Quando un giocatore short-stack va all in

Alzi la mano chi non ha mai sperimentato la frustrazione di ritrovarsi corto, magari dopo un brutto colpo o due ore passate a guardare gli altri giocare, e di giocarsi le ultime chip rimaste quasi senza neppure guardare le proprie carte private.

Questo vale anche per uno short-stack che non necessariamente deve andare all in pre-flop, ma che ha ancora qualche pallottola da giocarsi in un piatto arrivato al flop, dove gli basta trovare anche la bottom pair per provare il tutto per tutto.

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